
Certe sere si travestono da notti con movimenti impercettibili e fanno fluire leggere le parole, che si mischiano con le fiamme del caminetto acceso. Non diventano cenere ma si abbandonano completamente a quell’amplesso struggente.
Sono notti in cui il tempo non scorre, in cui l’area è rarefatta, oppiacea.
E pensi ad un incantesimo, perché riesci solo ad ascoltare osservando, in totale immobilità. Realizzi, riconosci e percepisci tutto chiaramente, ma ti rendi conto che ogni gesto è rallentato per non passare inosservato e per darti il tempo necessario di cogliere solo la sua essenzialità, senza anatomizzare o inquinare razionalizzando.
Un viso rilassato, una lacrima che si posa sul cuscino chiaro, delle mani nervosamente in cerca di qualcosa che distolga l’attenzione dal rossore vivo sulle guance, dei capelli raccolti in fretta, degli occhi scuri e intensamente loquaci.
Guardi la folla di altrui pensieri ed emozioni venirti incontro. Li ascolti attentamente, ma le labbra sembrano di marmo e la tua voce rimane soffocata. Sei in grado di sentirla solo tu, ma è così chiara e forte che quasi ti spaventa l’idea che possa diventare un urlo e, poi, un’eco che non si esaurisce mai.
Il tempo continua a non scorrere e tu trattieni il fiato.
Richiudi la porta e ti guardi intorno senza interesse per qualcosa di particolare.
Adesso vicino a te c’è solo la non presenza e cerchi di imparare la danza delle ombre sul muro poco illuminato. Ma loro cambiano continuamente la sequenza e ti ritrovi in un vortice di forme inafferrabili.
La notte ti svela la sua voce morbida e poggiando la testa sulla tua spalla cerca di dirti qualcosa. Ascolti senza muoverti per non disturbare quel flebile peso che senti addosso e ti rendi conto che sono parole senza un apparente nesso logico, ma che, se mischiate tra loro, assumono ogni volta un significato diverso. Un significato sempre plausibile, ma non necessariamente accettabile.
Il tempo continua a non scorrere.
Poi, succede qualcosa e il sangue raggiunge di nuovo le tue labbra. Le ombre danzanti si allontanano e ti mostrano i loro visi che adesso riconosci nitidamente. La notte torna silenziosa snodando i tuoi sensi.
Chiudi finalmente gli occhi.
C’è troppo casino sulla scrivania e la tastiera avrebbe certamente bisogna di una pulizia.
Questo silenzio è fastidioso e la faccia che vedo quando alzo gli occhi mi snerva. Sono sicura che da un momento all’altro il suo mouse esploderà, esasperato dai continui tornei di solitario.
Se mi affaccio alla finestra scorgo solo case anonime ed altri edifici come questo, monotoni e grigi. Basterebbe spostarsi di poco e apparirebbero le montagne innevate. Basterebbe, ma adesso non ne ho voglia.
La settimana prossima, per l’ennesima volta, consumerò le corde vocali parlando di uno strumento altamente intuitivo (oh), innovativo (ooh) e tecnologico (oooh). Ad un certo punto diventerò trasparente, poi mi trasformerò in un mostro a cinque teste, con una lingua biforcuta e velenosa ed, alla fine, sparirò per la grande gioia della platea silente. Sono soddisfazioni.
Dovrei accendere la luce, ma l’interruttore è troppo lontano. Aspetterò che passi qualcuno.
Ripensandoci bene mi rendo conto che ho dato l’impressione di essere poco accondiscendente, a tratti ostile e leggermente dispotica. Prometto che la prossima volta non mi presenterò impreparata. Dedicherò almeno due ore ad un intensivo training autogeno e sul foglio disegnerò un enorme numero 6, che guarderò con attenzione girando ogni tanto il pezzo di carta. Finalmente, metterò due invisibili tappi alle orecchie, per seguire con più concentrazione e per mantenere un certo contegno indubbiamente consono alla situazione.
Farcirò il tutto con un sorriso convincente ed uno sguardo pieno di quell’inequivocabile e consenziente stupore.
Come dar loro torto, in fondo? No, non vi dirò più quello che penso, ma non dirò nemmeno quello che vorreste che pensassi. Proprio no.
Vi osserverò in silenzio e penserò ciò che preferite non sentirvi dire.
Stasera devo ricordarmi di comprare il mangime per il canarino. Quello buono, altrimenti si inalbera.

Every now and then. . .
Ci sono cose in me che non si vedono. Nessun colore, nessun sapore, nessun rumore. Se chiudo gli occhi, però, mi parlano e mi assalgono con violenza. Mi sussurrano e gridano, a tratti. Conoscono tutti i paesaggi dell’anima e con spavalderia fanno riemergere le emozioni taciute.
Ci sono cose in me che non hanno un senso apparente. Sono dei vuoti colorati senza forma, ma si muovono sinuosi e flettendosi diventano sagome danzanti sulle note di una terra lontana.
Ci sono cose in me che fanno soffrire. Sono i ricordi vivi di esistenze violentemente strappate e mai scordate; frammenti di un dolore senza più lacrime.
Ci sono cose in me che non mi appartengono perché fatte di sorrisi gelidi, parole cancellate, emozioni rinnegate; fatte di sguardi rubati e solitudini velate. Sono di passaggio, lo so, ma vagano senza confini e limiti temporali.
Ci sono cose in me che non esistono. Oscillano, libere da paure e inquietudini, appese ad un filo impercettibile, nell’attesa di svelare l’identità dell’essenza che custodiscono.
[*perso e recuperato; per questo motivo mancano i commenti.]
Si fanno incontri strani di mattina mentre cerchi di guadagnare la porta dell’ufficio, non oltrepassando i soliti 15 minuti di ritardo. Ti imbatti in persone che vorrebbero farti la multa e che, prese da troppo entusiasmo, non si rendono conto che in realtà la cosiddetta infrazione non esiste.
Cerchi di spiegare, fingendo uno stato di disponibilità totale verso l’interlocutore, i perché della situazione contestata. Stranamente, pur di non darti ragione ti confidano che sei davvero sfrontata, ma la provocazione non attacca.
Li vedi allontanare di pochi metri per raggiungere il verdetto finale, ma noti con una certa soddisfazione che le loro “code” si stanno visibilmente abbassando.
Finalmente auguri loro una buona giornata e con un ghigno ti rimetti nel traffico, come da manuale. Sorridi, canticchi e divertita simuli, ad alta voce, tutta la conversazione.
Frivolezze, ma anche piccolissimi piaceri inaspettati…
E poi mi ritrovo a dover fare i conti con un fulmineo cambio d’umore, ben consapevole, in partenza, che non ci sarà verso di farli quadrare.
In fondo, però, c’è poco da calcolare. E’ tutto così semplice: non sono sufficientemente tollerante verso certi giochi di ruolo.
Dietro la porta di casa mia
Ho notizie arrivate da molto lontano
Dietro la porta di casa mia
Ho un amore che tengo che tengo a portata di mano
Ho pensieri importanti parcheggiati in un angolo
Aspettano me
Ho parole scadenti perdenti vicino a me
Dietro la porta di casa mia
C'è la polvere dei miei ritorni della mia strada
C'è l'ombra della mia anima
Sempre attenta ovunque vada
C'è un tempo preciso un momento anche per te
Dietro la porta di casa cosa c'è
Ci sono novità ci sono notti
Che per niente al mondo cambierei
Ci sono novità e tutto quello che ci porterà
Questo vivere appesi coi denti
Per una faccia migliore
Questo vivere fuori dai tempi
Aspettando per ore
Ci sono novità ci sono notti
Che per niente al mondo perderei
Ci sono novità e tutto quello che ci porterà
Questo gran consumarsi di mani
Giocando carte migliori
Questo leggere sempre le mani
E cercarne i colori
Dietro la porta di casa mia
Ho un tappeto di tutte le stelle del cielo
E i tuoi occhi segretamente nascosti
Rinchiusi per me
C'è un leggero passo di vento che qui non c'è
Vedessi di notte quando danza per me
Ci sono novità ci sono notti
Che per niente al mondo cambierei
Ci sono novità e tutto quello che ci porterà
Questo stare leggeri e presenti
Cantando fuori dal coro
Queste voci poco distanti fuori dal coro
Ci sono novità ci sono notti
Che per niente al mondo perderei
E la curiosità e tutto quello che ci porterà
Ad aprire la porta ad ogni novità
Consumandone poco per volta
Per quello che verrà
Per quello che verrà.
[Oggi va così. Non riesco a capire il mio stato d'animo, ma le parole di questa canzone mi tormentano da stamattina. E' meglio non indagare, non credo di essere pronta a guardarmi troppo dentro, per adesso.]
Mi sono seduta sulla panchina davanti alle macchinette colorate che sparivano e riapparivano. Ho seguito con lo sguardo la testolina di G. che sbucava ad intervalli regolari, cercando di attirare la mia attenzione. Momenti di quiete.
Ha addirittura deciso che sarebbe rimasto a dormire da me. Prima che la sua testolina dorata si appoggiasse sul cuscino l’ho stretto forte e gli ho sussurrato – ti adoro scimmietta –
Ho visto un lampo nei suoi occhi, come se avesse sentito qualcosa di totalmente inatteso. Come se gli avessi rivelato il mio più intimo segreto.
Non mi sono mossa per parecchio tempo; sono rimasta immobile e seguendo il ritmo del suo respiro pensavo.
Sembrava una frase così normale, così scontata. Non poteva essere altrimenti, figuriamoci. Perché tanta meraviglia, allora?
Ho sempre sostenuto che le parole contano poco, sono i fatti tangibili ad attribuire valore ai nostri comportamenti.
Poi, mi viene voglia di ridurre in frantumi le mie teorie, di rimettere in discussione le certezze. Mi viene voglia di scandire le parole, anche quelle scontate o quelle della serie ma questo lo sanno già. E se non lo sapessero? E se avessero recepito dei messaggi che non corrispondono al vero significato delle mie azioni?
Forse non ci riuscirò oppure se dovessi farcela potrei rendermi conto di aver dissestato una parte di me; forse, invece, succederà da sé ed in silenzio, senza accelerazioni improvvise.
Magari chiederò al mio raziocinio che ogni tanto rimanga solo a guardare.
G. stava dormendo serenamente nella penombra. Sono uscita lasciando la porta aperta.
E’ da un po’ di tempo che cerco di scoprire quali forze sovrannaturali e molto potenti governano il mio cervello ogni lunedì.
Non mi sembra, però, di aver fornito alcun consenso al trattamento dei dati. Tutto questo, quindi, è moralmente scorretto.
Ho come l’impressione che sarà una giornata decisamente lunga…
Per una volta sola cerca di ascoltare, dando un significato alle parole. Prova ad aprire gli occhi e guardare oltre il tuo naso.
Ti hanno mai detto che esistono altri mondi, altre realtà da prendere in considerazione?
Ti hanno mai detto che esistono concetti come differenti punti di vista e diversi modi di concepire gli eventi?
Concediti il lusso di una piccola fessura verso ciò che ti circonda. Abbi il coraggio di abbandonare questo tuo bugigattolo saturo di monologhi e di assordanti falsità.
Ti hanno mai detto che di te colpiscono sempre le solite note? Note prodotte da banali e interminabili piagnistei.
Ti hanno mai spiegato il significato della parola coraggio?
Se ti guardi allo specchio cosa vedi? Solo un fottuto coacervo di menzogne che conducono la tua vita. E tu osservi inerte, ma assolutamente cosciente di essere un fantoccio di legno senza sentimenti e valori cui aggrapparti.
Ma che importa... conta solo che è tutto molto più semplice così.
A b i l i ° A n a r c h i e
Dicono? Dimenticano. Non dicono? Hanno detto. Fanno? E' fatale. Non fanno? E' uguale. Perché aspettare? Tutto è sognare. (Pessoa)p e n s i e r i
a f f i n i t à
Caliyugas g u a r d i
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l i n k a m i
c r e d i t s
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